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Rosa dell’Himalaya, Nero indiano o Nero di Cipro. L’utilizzo del sale in cucina

L'impiego del sale in cucina è cosa di tutti i giorni, ma sappiamo veramente utilizzarlo al meglio sugli alimenti? Tutti le materie prime contengono, seppur minima, quantità di sale ma quello necessario al corpo umano si

saltL’impiego del sale in cucina è cosa di tutti i giorni, ma sappiamo veramente utilizzarlo al meglio sugli alimenti?
Tutti le materie prime contengono, seppur minima, quantità di sale ma quello necessario al corpo umano si trova solo nei prodotti di origine vegetale: il nostro organismo può assumere così sodio da frutta, verdura, semi e frutta a guscio.
Facciamo un banale esempio, per comprendere meglio le potenzialità del sale da cucina. Aggiungiamo sale all’insalata verde o, ancor meglio, a dei pomodori tagliati per un fresca caprese d’estate, notiamo subito la fuoriuscita d’acqua: questo avviene, per il semplice motivo che il sale, essendo igroscopico, si scioglie facilmente in acqua oppure ha un effetto caustico, cioè bruciante per i tessuti, impiegato per pesci marinati, affumicati e salumi.
Le stesse reazioni avvengono all’interno del nostro corpo, qualora abbondassimo i nostri cibi di sale causando pressione alta, obesità, ritenzione idrica e gonfiori generali dell’organismo. Anche dadi e brodi concentrati sono ricchi di sale, così come salse confezionate dall’industria come maionese e ketchup.

E’ preferibile usare poco sale in aggiunta agli alimenti, meglio se integrale rispetto a quello da cucina raffinato.
Una valida e originale idea  può essere quella di insaporire i cibi con miscele di spezie ed erbe aromatiche che si pongono come alternative al sale comune. Condimenti come salsa alla soia, tamari, gomasio, pasta al miso, alghe, sia fresche, che essiccate possono contribuire a dare un tocco mai scontato di gusto e sapore ai piatti.
Per il reintegro di liquidi dopo attività fisica è auspicabile impiegare soltanto acqua

sali dal mondoI sali del Mondo: sale rosa dell’Himalaya, il nero indiano o nero di Cipro, affumicato danese, i sali delle Hawaii, fiocchi di Maldon e gli italiani di Cervia o Trapani, sono solo alcune delle valide varietà disponibili oggi in commercio.

Più sapidità, meno quantità: il sale marino integrale, tra cui questi sopra citati, sono ricchi di iodio, rame, zinco e bromo, per cui la percentuale di cloruro di sodio diminuisce, così come la quantità impiegata potrà essere inferiore rispetto al comune sale raffinato.

Consiglio dello Chef: proviamo a non salare un alimento, ma ad utilizzare uno di questi sali del mondo solo al termine della preparazione; avremmo minor utilizzo di sale raffinato abbinato ad un tocco di cromaticità traendone numerosi vantaggi per la salute.

Marco Di Lorenzi  Chef
“Quando la passione diventa arte, ogni piatto è un capolavoro”