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Bakery o pasticceria? L’artigianato dolciario fra tradizione e innovazione

L’immagine tradizionale della pasticceria “all’italiana” (intesa come locale di vendita al dettaglio di prodotti dolciari artigianali) è decisamente consolidata: un ampio banco frigo con un’offerta – il più possibile variegata – di paste fresche e

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L’immagine tradizionale della pasticceria “all’italiana” (intesa come locale di vendita al dettaglio di prodotti dolciari artigianali) è decisamente consolidata: un ampio banco frigo con un’offerta – il più possibile variegata – di paste fresche e secche, il frigo per le torte in esposizione, un angolo caffetteria e, sullo sfondo, la porta di accesso al laboratorio artigianale, elemento tanto invisibile agli occhi del cliente quanto indispensabile.

Un format talmente consolidato da apparire persino stucchevole, nel suo infinito ripetersi – con minime varianti – di locale in locale. Anche l’offerta gastronomica risente di questa omologazione, complice una certa standardizzazione per quanto riguarda i metodi di preparazione dei prodotti e persino le fonti di approvvigionamento delle materie prime.

Proprio per questo motivo, molti esercizi hanno deciso di compiere un “salto” decisivo, rinnovando radicalmente i propri locali e soprattutto la loro offerta di prodotti dolciari e non solo. La fonte di ispirazione principale sembra essere diventata – complice un immaginario cinetelevisivo alquanto generoso di esempi – la bakery all’americana, un modo tanto nuovo (per noi europei) quanto antico (per la clientela d’oltreoceano) di concepire gli spazi dedicati alla creazione, vendita ed esposizione di dolci artigianali.

La bakery americana: colore, fantasia e…un pizzico di furbizia

In inglese, to bake significa, letteralmente, cuocere in forno. E in effetti, se cerchiamo su Internet il significato del termine bakery, i principali riferimenti in cui ci imbatteremo ci restituiranno l’idea del tradizionale forno, dove noi stessi siamo soliti recarci per acquistare del pane fresco o prodotti simili.


In realtà, le bakery houses americane hanno un aspetto molto più gioioso e accattivante, e tendono a trasmettere l’idea di “gioco” associata al cibo. Molto più simili a delle boutique del gusto, esse riassumono in un unico locale la tradizionale pasticceria, ma con sostanziali varianti), una caffetteria dall’impostazione stanziale (dove cioè si tende a privilegiare una degustazione più rilassata in luogo della classica consumazione veloce, magari in piedi, dei tradizionali bar) e ovviamente il forno, con un ampio spazio accordato ai prodotti salati (pane e snack di vario tipo, pizze, focacce).

L’allestimento è a sua volta pensato per attirare immediatamente lo sguardo del potenziale cliente, nella consapevolezza che un’estetica accattivante è il primo, e non negoziabile, incentivo all’acquisto: a ben vedere, una logica a sua volta non distante da quella che informa gli allestimenti delle vetrine dei negozi di alta moda.

Bakery: criteri e tecniche di esposizione dei prodotti

Due sono i criteri principali che guidano il décor e l’esposizione dei prodotti all’interno di questi esercizi.

Horror vacui

I locali sono stipati di merci, a voler restituire una sensazione di opulenza e una “promessa” di pieno appagamento di tutti i sensi coinvolti (vista, olfatto, gusto). Anche l’arredamento, fatto di mensole, alzate, campane, in cui a dominare sono il legno, il vetro e le ceramiche (i vassoi metallici sono usati lo stretto indispensabile), va esattamente in questa direzione.

Forme e colori

Lo sguardo del cliente è il primo senso che deve essere appagato. Ecco perché le bakery houses fanno ampio utilizzo di prodotti della pasticceria americana, tradizionalmente scenografici nella loro infinita varietà di forme morbide e colori pastello. Rainbow cakes, cupcakes, brownies e torte dalle forme più originali e inusitate vengono sfoggiati come gioielli preziosi, per la gioia degli occhi prima ancora che del palato.

Al bivio: tradizione o novità?

Un mondo, quello della pasticceria americana, tanto seducente quanto pericoloso. Perché le regole imposte da questa scuola gastronomica impongono un rigore assoluto nella preparazione, ma anche la rinuncia ad alcune certezze metodologiche che appartengono alla tradizione della nostra pasticceria. Apprendere i segreti dell’American Bakery è tutt’altro che facile e, di fatto, equivale a tornare di nuovo a indossare i panni dell’apprendista: per i veterani del mestiere, un considerevole salto nel vuoto.

In compenso, si tratta di una scelta che sulla lunga distanza è in grado di ripagare sotto molti aspetti. Innanzitutto innervando il mestiere di pasticcere di conoscenze e tecniche nuove, e dunque emancipandolo dalla routine. In secondo luogo offrendo l’occasione di riproporsi sul mercato in una veste nuova, moderna e al passo coi tempi.

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Infine, non va trascurato il fatto che la pasticceria americana è sì tecnica portata all’esasperazione, ma anche fantasia. La creatività non solo viene stimolata, ma rappresenta un requisito fondamentale per distinguersi e imporsi sul mercato. Pertanto, tutti i pasticceri alla ricerca di nuovi stimoli e di uno spazio di creatività più ampio nel loro mestiere, dovrebbero quantomeno considerare l’idea di una graduale conversione: da pasticcere a baker, il passo sembra lungo ma forse lo è meno di quanto appaia.