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ACCADEMIA ITALIANA CHEF E MASSIMO BOTTURA: CHI SONO I VINCITORI DEL CONCORSO FOTOGRAFICO NAZIONALE DEDICATO AL MAESTRO

I Vincitori del più avvincente Concorso Fotografico Culinario, quello dedicato al Maestro Massimo Bottura si raccontano attraverso il nostro Magazine.

Si è concluso il concorso fotografico nazionale aperto agli studenti iscritti e diplomati dei corsi della Scuola di Cucina Accademia Italiana Chef.

Obiettivo del concorso: Realizzare piatti gourmet da copertina in onore allo chef per eccellenza, il maestro Massimo Bottura.

Il concorso, nato con l’obiettivo di realizzare piatti gourmet da copertina, ideati, preparati e presentati in onore allo chef Bottura, è stata una vera scommessa”, ha commentato il suo ideatore, lo chef Claudio Olivieri, docente delle sedi di Milano e Torino dell’Accademia Italiana Chef, che ha aggiunto: “Altissima è stata la qualità delle creazioni presentate dai nostri partecipanti, e una sfida anche per la Commissione che ha dovuto valutare con estrema attenzione ogni piatto per decretare i vincitori“.

Rivolta agli studenti dell’Accademia e ai suoi diplomati, l’iniziativa è stata accettata con grande entusiasmo da parte di oltre 60 partecipanti.

Un’occasione per puntare alto, mettendosi in gioco, creando un piatto che potesse soddisfare gli alti criteri di valutazione seguiti dalla Commissione esaminatrice del concorso, costituita da esperti di Cucina, Giornalismo, Formazione culinaria, Marketing, Comunicazione e Management Ristorativo.

Noi di Panorama Chef vi vogliamo presentare i Vincitori. Vi vogliamo raccontare le loro storie, le loro ambizioni e i loro progetti. Tutti hanno da insegnarci qualcosa. Tutti meritano i complimenti per gli ottimi risultati raggiunti.

GIORGIO ROSATO: PRIMO CLASSIFICATO

Uno Chef è colui che è impegnato verso la ricerca continua: si libra in cucina con la leggerezza del gabbiano Jonathan Livingstone, costantemente alla ricerca di traiettorie ardite e nuove soluzioni di volo. 

Una storia avvincente, curiosa, fatta di tappe e continua crescita professionale arricchita da un entusiasmo esemplare e da tanta, tanta passione.
Giorgio Rosato vanta un curriculum davvero invidiabile. Giornalista, Scrittore, Direttore Responsabile di uno dei più importanti magazine internazionali del settore del’automotive, fotografo, cittadino del mondo, con 71 viaggi nei 5 continenti, decide di tuffarsi nel mondo della cucina e diventa Chef all’Accademia Italiana Chef. Da lì, un nuovo inizio. Partecipa a programmi televisivi e diventa Executive Chef Consultant di uno dei più noti ristoranti delle Langhe.
Al momento, questo lavoro rappresenta una priorità, anche se, Chef Rosato è consapevole che non sia un traguardo, ma solo una tappa nella sua carriera professionale. Tra i progetti collaterali sta infatti portando avanti un intenso percorso di ricerca sul fronte della cucina creativa, un argomento che lo appassiona molto. E “Trilogia di Ricci di Mare” il piatto che Giorgio Rosato ha presentato al Concorso è un ottimo esempio della sua attività di ricerca. Un piatto decisamente innovativo, nella forma, nelle tecniche e negli abbinamenti.
Ho cercato di esprimere nel piatto il giusto equilibrio tra contenuto e contenitore, affinché nessuna delle due componenti prevalesse sull’altra” – ha dichiarato. Nel piatto tre elementi costitutivi. Il primo, l’innovativa pasta stampata in 3D a forma di riccio di mare, imbottita di polpa fresca di riccio e adagiata su un cremoso di cime di rapa e gocce di colatura di alici. Il secondo, come accompagnamento ai ricci di mare, una sinfonia di aromi esclusivi a base di bisque di astice, ed altre essenze di mare, inserite nelle “lagune di vetro” sparse nel piatto. Come terzo atto di questa trilogia, un “riccio dissimulato“, plasmato da una quenelle di burrata al nero di seppia e croccanti spaghetti neri. Un piatto di assoluta eccellenza, realizzato con un impegno decisamente invidiabile.

LETIZIA BORSANI: SECONDA CLASSIFICATA

Dall’ingegneria alla pasticceria: un percorso alla ricerca della perfetta intersezione tra passioni e professione.

Letizia ha svolto per anni la professione di ingegnere delle telecomunicazioni, fino a quando ha deciso di inseguire le sue passioni per perfezionare le sue competenze e trovare la giusta intersezione tra esse.
Pasticceria, fotografia, musica e neuroscienze la incuriosiscono e la affascinano, tanto che Letizia punta a creare qualcosa di nuovo ed innovativo a partire da queste passioni, puntando a crearsi una professione multipotenziale.

Per “multipotenziale”, Letizia intende la capacità di creare connessioni tra la professione e ciò che si ama al di fuori di essa. Ed è proprio questo che, la seconda classificata, apprezza dello Chef Bottura: la passione per l’arte, la musica, la cultura internazionale che il Maestro riesce a intrecciare creando piatti che sono veri esempi di storytelling. Per Letizia, Chef Bottura è un’ispirazione proprio per questa capacità che fa di lui un grande innovatore, poiché per lei l’innovazione è ciò che nasce dalle intersezioni.

La partecipazione al Concorso dedicato a Massimo Bottura e alla cucina Gourmet, indetto dall’Accademia Italiana Chef, la scuola di cucina professionale in cui lei è iscritta al Corso di Pasticcere Professionista a Milano, è stata per Letizia un’occasione d’oro per concretizzare le sue ambizioni.
Abbiamo chiesto a Letizia cosa fosse per lei la Cucina Gourmet Italiana. La risposta, che vi riportiamo in forma integrale è il fil rouge delle sue azioni culinarie tra passione e tecnica.
Credo che la Cucina Gourmet Italiana si possa paragonare al concetto di dopamina. Mi spiego meglio, la dopamina è il neurotrasmettitore del desiderio rilasciato durante situazioni appaganti, essa si attiva quando raggiungiamo un obiettivo, quando ascoltiamo della musica che ci piace, quando mangiamo qualcosa di particolarmente gustoso ecc… L’aumento di dopamina genera soddisfazione e appagamento e lo fa con un meccanismo che ha a che fare con l’aspettativa. Possiamo esprimere questo concetto con una formula matematica: il rilascio di dopamina è pari alla ricompensa ricevuta da una data situazione meno la ricompensa attesa. Quindi, quando la ricompensa ricevuta è maggiore dell’aspettativa, il flusso dopaminergico si alza generando piacere e gratificazione. Ma cosa c’entra tutto questo con la Cucina Gourmet? Ecco, credo che la Cucina Gourmet Italiana possa essere paragonata esattamente a quel delta che si colloca tra ciò che noi ci aspettiamo da un piatto della tradizione e lo stupore che proviamo quando ci troviamo davanti alla creazione di uno Chef del calibro di Massimo Bottura. Per me la Cucina Gourmet Italiana è proprio questo: l’inaspettato che genera piacere e gratificazione, proprio come la dopamina“.

NELSON DE ROSSO MEDEIROS: TERZO CLASSIFICATO

Ho ideato il piatto da presentare al Concorso dedicato al Maestro Massimo Bottura, pensando al viaggio. Il viaggio è parte integrante della  mia vita, è ciò che mi ha permesso di affermarmi nel mondo della cucina. Il Viaggio è anche ciò che mi viene in mente pensando a lui: il desiderio di andare alla ricerca di novità, rispettando la tradizione

Nelson ha lasciato la sua meravigliosa terra, il Brasile, con un obiettivo preciso: venire in Italia e imparare la cucina italiana.
Ha fatto numerose esperienze, amatoriali e professionali, fino ad approdare in quella che è una grande occasione per gli aspiranti professionisti dell’arte culinaria: l’Accademia Italiana Chef.
La Scuola infatti offre numerose opportunità di stage e per Nelson si è presentata una prestigiosa occasione: quella di effettuare lo stage nella cucina di Massimo Bottura.
E’ qui che Nelson ha avuto modo di conoscere il Grande Maestro e di apprezzarne le doti professionali e umane. E’ qui che si è fatto le ossa, entrando nel vivo di una cucina professionale di alto livello e comprendendo i meccanismi che ne dettano tutti i movimenti e i pensieri.
Gli insegnamenti appresi e il suo trascorso hanno dettato ogni fase di realizzazione del piatto presentato al Concorso. Un piatto fusion, dove le tecniche della cucina italiana e quelle della cucina brasiliana hanno trattato prodotti tipici dei due Paesi, sposandoli con estrema armonia e rispetto vicendevole delle proprietà organolettiche. Un piatto che è stato una perfetta concretizzazione del desiderio di ricerca e novità, l’ambizione alla conoscenza e al miglioramento continui.